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Il potere officioso di integrazione probatoria in appello

Il potere officioso di integrazione probatoria riconosciuto dall’art. 441 comma 5 c. p. p. al giudice di primo grado è certamente esercitatile negli stessi limiti, anche dal giudice di appello e la sua valutazione discrezionale circa la necessità della prova non è censurabile in sede di legittimità.

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Pubblicato il 16 aprile 2009 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il potere officioso di integrazione probatoria riconosciuto dall’art. 441 comma 5 c.p.p. al giudice di primo grado è certamente esercitatile negli stessi limiti, anche dal giudice di appello e la sua valutazione discrezionale circa la necessità della prova non è censurabile in sede di legittimità.

Inoltre, proprio perché è disposta ai fini della decisione, l’integrazione probatoria in appello deve ritenersi consentita indipendentemente dal fatto che essa possa comportare o meno una decisione sfavorevole all’imputato e, quindi, anche su sollecitazione del P.M., in quanto, allorché il legislatore ha voluto limitare i poteri di indagine del giudice lo ha indicato chiaramente, come nell’ipotesi di cui all’art. 422, comma 1, c.p.p. .

Cassazione Penale, Sezione Seconda, Sentenza n. 43329 del 18 ottobre 2007 – depositata il 22 novembre 2007

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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